Biografia


PRIMI ANNI. Dopo essersi laureato in Giurisprudenza all'Università di Pisa nel 1912 partecipò a vari concorsi e nel 1915 fu nominato professore di procedura civile all'Università di Messina. Successivamente (1918) fu chiamato all'Università di Modena e Reggio Emilia per poi passare due anni dopo a quella di Siena ed infine, nel 1924, scelse di passare alla nuova facoltà giuridica di Firenze, dove ha tenuto fino alla morte la cattedra di diritto processuale civile. Prese parte alla Prima guerra mondiale come ufficiale volontario combattente nel 218° reggimento di fanteria; ne uscì col grado di capitano e fu successivamente promosso tenente colonnello, ma preferì uscire subito dall'esercito per continuare la sua carriera accademica.

LO STUDIOSO. Della sua vasta produzione giuridica, è da ricordare soprattutto l'Introduzione allo studio delle misure cautelari del 1936, una trattazione all'avanguardia, che farà compiere un vero e proprio balzo in avanti alla scienza processuale italiana. Gli spunti di questo lavoro sono interamente confluiti nel libro quarto del codice di procedura civile del 1942, e segnatamente nel capo terzo (articoli da 670 a 702 del vecchio testo). La giurisprudenza e le novelle successive all'entrata in vigore del codice ricalcheranno fedelmente il percorso tracciato da Calamandrei.

SOTTO IL FASCISMO. Politicamente schierato a sinistra, subito dopo la marcia su Roma e la vittoria del fascismo fece parte del consiglio direttivo dell'Unione Nazionale fondata da Giovanni Amendola. Partecipò, insieme con Dino Vannucci, Ernesto Rossi, Carlo Rosselli e Nello Rosselli alla direzione di Italia Libera, un gruppo clandestino di ispirazione azionista. Manifestò sempre la sua avversione alla dittatura mussoliniana, aderendo nel 1925 al Manifesto degli intellettuali antifascisti di Benedetto Croce. Durante il ventennio fascista fu uno dei pochissimi professori e avvocati che non ebbe né chiese la tessera del Partito Nazionale Fascista continuando sempre a far parte del movimento antagonista, collaborando ad esempio con la testata Non Mollare. Nonostante ciò, nel 1931 giurò come professore universitario fedeltà al regime fascista.
Contrario all'ingresso dell'Italia nella Seconda guerra mondiale a fianco della Germania, nel 1941 aderí al movimento Giustizia e Libertà ed un anno dopo fu tra i fondatori del Partito d'Azione insieme a Ferruccio Parri, Ugo La Malfa ed altri. In questo periodo (1939-1945) tenne un diario, pubblicato nel 1982. Fu, insieme a Francesco Carnelutti, a Enrico Redenti, a Tito Carnacini e al magistrato Leopoldo Conforti, uno dei redattori del codice di procedura civile del 1942, in parte ancora in vigore, dove trovarono formulazione legislativa gli insegnamenti fondamentali della scuola di Chiovenda. Basti dire che la relazione del Guardasigilli al Re, scritta in uno stile inconfondibilmente scorrevole e piano, è stata stesa dallo stesso Calamandrei. Partecipò anche ai lavori preparatori per il nuovo codice civile e per la legge sull'ordinamento giudiziario. Si dimise da professore universitario per non sottoscrivere una lettera di sottomissione al duce che gli venne chiesta dal Rettore del tempo.

Nominato Rettore dell'Università di Firenze il 26 luglio 1943, dopo l'8 settembre fu colpito da mandato di cattura, cosicché esercitò effettivamente il suo mandato dal settembre 1944, cioè dalla liberazione di Firenze, fino all'ottobre 1947.

ULTIMI ANNI. Nel 1945 fu nominato membro della Consulta Nazionale e dell'Assemblea Costituente in rappresentanza del Partito d'Azione. Partecipò attivamente ai lavori parlamentari come componente della Giunta delle elezioni della commissione d'inchiesta e della Commissione per la Costituzione italiana. I suoi interventi nei dibattiti dell'assemblea ebbero larga risonanza: specialmente i suoi discorsi sul piano generale della Costituzione, sui Patti lateranensi, sulla indissolubilità del matrimonio, sul potere giudiziario.
Quando il Partito d'Azione si sciolse, entrò a far parte del Partito Socialdemocratico Italiano, con cui fu eletto deputato nel 1948. Contrario alla «legge truffa» votata anche con l'appoggio del suo partito, fondò dapprima il movimento politico Autonomia Socialista, e nel 1953 prese parte alla fondazione del Movimento di Unità Popolare con il vecchio amico Ferruccio Parri, che, nonostante l'esiguo risultato ottenuto, fu decisivo affinché la Democrazia Cristiana e i partiti suoi alleati non raggiungessero la percentuale di voti richiesta dalla nuova legge per far scattare il premio di maggioranza.
Avvocato di fama, fu presidente del Consiglio Nazionale Forense dal 1946 alla morte. Accademico nazionale dei Lincei, direttore dell'Istituto di diritto processuale comparato dell'Università di Firenze, fu direttore della Rivista di diritto processuale, de Il Foro toscano e del Commentario sistematico della Costituzione italiana. Non erano queste le sue prime esperienza giornalistiche: nell'aprile del 1945 aveva infatti fondato il settimanale politico-letterario Il Ponte. Memorabile il suo "Elogio dei giudici scritto da un avvocato" in cui condensa l'esperienza professionale e accademica di 40 anni di attività. Collaborò inoltre con la rivista Belfagor.
Il suo discorso al III Congresso dell'Associazione a difesa della scuola nazionale, Roma, 11 febbraio 1950, in difesa della scuola pubblica, e in particolare la parte «Facciamo l'ipotesi»,[2] è stato spesso citato nel 2008 contro le politiche in materia d'istruzione del governo Berlusconi e del ministro Mariastella Gelmini, di cui è considerato prefiguratore, prima dal movimento di protesta e poi anche dai grandi mezzi di comunicazione.[3]

Il 26 gennaio 1955 tenne a Milano un famoso discorso presso la Società Umanitaria di Milano, rivolto ad alcuni studenti universitari e delle scuole medie superiori che avevano autonomamente organizzato un ciclo di conferenze sulla Costituzione italiana nonostante la contrarietà delle loro scuole e anche la contestazione fisica di altri studenti organizzati dalla destra[4] sui principi della Costituzione Italiana e della Libertà. Nel febbraio del 1956, il pacifista Danilo Dolci organizza a Trappeto lo "sciopero alla rovescia" per opporsi pacificamente alla cronica mancanza di lavoro per i braccianti siciliani del tempo, organizzando la sistemazione di una strada comunale abbandonata all'incuria. Durante i lavori di sterramento ed assestamento la manifestazione viene repressa da una carica della polizia. Dolci viene arrestato e sarà Calamandrei che ne prenderà le difese in un seguitissimo processo. In accordo con Dolci, Calamandrei incanalò il processo in un dibattito sul quarto articolo della Costituzione. Nella sua arringa dichiarò: "Aiutateci, signori giudici, colla vostra sentenza, aiutate i morti che si sono sacrificati e aiutate i vivi a difendere questa Costituzione, che vuole dare a tutti i cittadini del nostro Paese pari giustizia e pari dignità".

 

Opere principali

  • Scritti ed inediti celliniani, Firenze, La Nuova Italia, 1971.

  • La burla di primavera con altre fiabe, Palermo, Sellerio, 1987.

  • In difesa dell'onestà e della libertà della scuola, Palermo, Sellerio, 1994.

  • Diario (1939-1945). Vol.1: 1939-1941, Firenze, La Nuova Italia, 1997.

  • Elogio dei giudici, scritto da un avvocato, Firenze, ponte alla grazie, 1999.

  • La Costituzione e leggi per attuarla, Milano, Giuffré, 2000.

  • Inventario della casa di campagna, Montepulciano (SI), Le Balze, 2001.

  • Costruire la democrazia. Premesse alla Costituente, Montepulciano (SI), Le Balze, 2004.

  • Futuro prossimo. Testi inediti 1950, Montepulciano (SI), Le Balze, 2004.

  • Costituzione e le leggi di Antigone, Firenze, Sansoni, 2004.

  • Ada con gli occhi stellanti- lettere 1908-1914, Palermo, Sellerio 2005.

  • Uomini e città della resistenza, Roma-Bari, Laterza 2006.

  • Zona di guerra - Lettere e scritti, (1915-1924), Roma- Bari, Laterza 2007.

  • Una famiglia in guerra - Lettere e scritti (1939-1956), con Franco Calamandrei, Roma-Bari, Laterza, 2008.

  • Fede nel diritto, Roma-Bari, Laterza, 2008.

 

Bibliografia

  • Alessandro Galante Garrone, Calamandrei, Milano, Garzanti, 1987.

  • AA. VV., Piero Calamandrei: ventidue saggi su un grande maestro, a cura di Paolo Barile, Milano, Giuffrè, 1990.

  • Roberta Gambacciani Lucchesi, Piero Calamandrei: i due volti del federalismo, Firenze, Polistampa, 2004.

  • Franco Cipriani, Piero Calamandrei e la procedura civile, Napoli, ESI, 2007.

  • AA. VV., Piero Calamandrei e la costruzione dello stato democratico. 1944-1948, a cura di Stefano Merlini, Bari-Roma, Laterza 2007.

 

Tratto da Wikipedia - L'Enciclopedia Libera

http://it.wikipedia.org/wiki/Piero_Calamandrei

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